
BRACI ANTICHE… LA SALSICCIA, STORIA, TECNICA E FOLCLORE DI UN PRODOTTO ECCEZIONALE… E RICORDATI DI PREPARARNE SEMPRE DUE…

BRACI ANTICHE
SALSICCIA, STORIA, TECNICA E FOLCLORE DI UN PRODOTTO ECCEZIONALE… E RICORDATI DI PREPARARNE SEMPRE DUE…
La salsiccia è forse l’invenzione più intelligente mai uscita da un coltello e da un fuoco
La salsiccia non nasce per piacere. Nasce per sopravvivere.
È il risultato diretto di una domanda antica quanto l’uomo: come faccio a non buttare via carne, nutrire la mia famiglia e arrivare all’inverno?
La risposta è sorprendentemente elegante: tritare, salare, condire, comprimere, proteggere.
Dentro un budello naturale l’uomo ha racchiuso proteine, grasso, sale e identità culturale.
Non esiste un cibo più democratico della salsiccia:
• nasce povera,
• diventa rituale,
• finisce spesso come eccellenza.
Ed è proprio questa sua natura “ibrida” a renderla così universale.
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La domanda che mi pongo sempre davanti a qualunque “prodotto culinario” partorito dall’ingegno umano è: dove nasce davvero la salsiccia? Chi l’ha inventata? In quale parte del mondo? Mai come in questo caso la risposta è più difficile e contemporaneamente semplice e disarmante: la risposta è OVUNQUE!
È impossibile attribuire la paternità della salsiccia a un solo popolo.
I Romani in realtà la codificano, la nominano, la scrivono. Ma già prima nel Medio Oriente e in Asia Minore si triturava carne con spezie e sale per conservarla.
Il mondo antico aveva tre problemi fondamentali con cui l’uomo doveva fare i conti:
1. il caldo,
2. la scarsità ciclica di cibo,
3. l’impossibilità di conservare a lungo gli alimenti, soprattutto quelli deperibili.
La salsiccia era la soluzione perfetta e risolveva tutti questi problemi insieme.
Durante il Medioevo europeo la salsiccia diventa pane proteico diffuso, ogni villaggio ha la sua, ogni macellazione è un evento collettivo, ogni famiglia custodisce la propria proporzione segreta di sale e spezie.
Da lì in poi la salsiccia diventa molto più di semplice cibo: diventa identità e territorio.
Un mondo che parte fondamentalmente dalla stessa idea e dalle stesse esigenze, e si declina in infinite interpretazioni che diventano parte integrante dell’identità culturale dei popoli.
Ovunque nel mondo la salsiccia segue una logica semplice:
usa ciò che hai e racconta chi sei.
In Italia domina la freschezza: grana grossa, pochi ingredienti, carne protagonista.
In Germania arriva la precisione: emulsione, temperatura, standard quasi scientifici.
In Spagna e Ungheria la paprika diventa firma territoriale.
Nel Nord Africa la spezia racconta il deserto, il viaggio, il commercio.
In Asia entra la fermentazione, lo zucchero, il riso.
E poi c’è l’America del barbecue, che prende tutto questo, ci aggiunge il suo tocco… e lo mette nel fumo.
Ma facciamo un passo indietro e approfondiamo alcuni concetti.
Come dicevamo la salsiccia nasce da un’esigenza antichissima che era quella di conservare la carne valorizzando contemporaneamente i tagli meno nobili.
Tritare, salare, speziarе e insaccare permette di:
• allungare la shelf life (sale + spezie),
• migliorare la masticabilità,
• distribuire il grasso in modo uniforme,
• creare profili aromatici ripetibili.
Il principio è sempre lo stesso da millenni:
carne + grasso + sale + spezie + budello
Tutto il resto diventa cultura e tradizione di ogni civiltà.
-Le origini storiche: da necessità a identità gastronomica

Le prime forme di salsiccia compaiono nel Medio Oriente e nel bacino del Mediterraneo già 3.000–4.000 anni fa.
I Romani ne erano grandi consumatori e se ne trovano descrizioni negli scritti di Apicio in cui parla di insaccati speziati con pepe, cumino, garum e vino.
Ma è nel Medioevo che la salsiccia diventa vero cibo del popolo, in quanto permette di
• usare animali allevati localmente,
• sfruttare tutto il suino senza scarti,
• adattarsi al clima e quindi essere consumata fresca, stagionata o affumicata.
A questo punto abbiamo tutti gli ingredienti utili per la diffusione globale e le peculiarità per farla diventare identità culturale.
Chiunque abbia viaggiato un minimo, o sia stato anche solo curioso di conoscere e assaggiare cibi provenienti da varie parti del mondo sa che spesso basta un morso, o anche solo il profumo di una salsiccia, per capirne la provenienza.
Alcuni esempi?
Europa
• Italia → salsiccia fresca, spesso a grana grossa, finocchio, pepe, vino
• Germania → Bratwurst, Weisswurst, Blutwurst (precisione quasi ingegneristica)
• Spagna → Chorizo (paprika affumicata, spesso stagionato)
• Francia → Andouille, Toulouse (rusticità e tecnica)
Medio Oriente e Nord Africa
• Merguez → manzo/agnello, cumino, harissa, paprika
Europa dell’Est
• Kielbasa (Polonia)
• Ćevapi (senza budello ma stesso principio)
America Latina
• Chorizo argentino
• Longaniza (variante lunghissima e speziata)
Asia
• Lap Cheong (Cina): dolce, fermentata, riso e zucchero
• Sai krok Isan (Thailandia): fermentata, riso, aglio
Ovviamente l’elenco sopra è estremamente riduttivo e solamente a titolo di esempi. Basti pensare alle innumerevoli varietà che esistono solamente nel nostro paese e di cui vi parlerò più avanti.
Ma ora torniamo al nostro amato barbecue!
Quando la salsiccia incontra il BBQ succede la magia.
La succosità donata dal grasso che si scioglie lentamente, la stabilità della texture data dalle proteine emulsionate, la capacità di assorbire il fumo e i sapori tostati creati dalla reazione di maillard la rendono uno dei bocconi più prelibati durante le nostre grigliate.
Ma per poter ottenere tutto questo abbiamo bisogno di due elementi imprescindibili:
Rispetto e conoscenza tecnica!
Dal punto di vista tecnico, la salsiccia è un piccolo capolavoro ingegneristico:
• il grasso protegge dalla disidratazione,
• il budello crea pressione interna,
• le proteine tritate trattengono i succhi.
Fuoco sbagliato, temperatura errata, girata compulsiva… e scoppia, asciuga, si rovina.
La parola chiave è una sola: calore indiretto.
Partiamo dal presupposto che la salsiccia non si deve bucare e, possibilmente, nemmeno tagliare a metà. Se fatta bene la salsiccia ha una ricetta equilibrata che armonizza perfettamente sale, grassi, spezie. Durante la cottura i grassi, il collagene e i liquidi contenuti nella carne tornano allo stato liquido e conferiscono succosità, gusto, morbidezza, rotondità di sapore che vengono rilasciati tutti al primo morso regalandoci un’esplosione di sensazioni. Nel momento in cui io buco il budello inevitabilmente creo le condizioni per la perdita di questi liquidi. La carne si asciuga, il sale si concentra e il rischio di ottenere un boccone asciutto, troppo sapido ed esageratamente intenso è quasi assicurato.
La salsiccia chiede rispetto, basse temperature e cotture prolungate.
Lo so, ora molti di voi mi diranno che la salsiccia si fa spaccata a metà sulla griglia perché ha un sapore unico. Non voglio discutere con i puristi delle tradizioni, lungi da me toccare usi e costumi. Ma visto che non stiamo parlando di vita o di morte, senza farvi vedere da nessuno provate a cuocerla come vi ho detto io, poi alla fine apritela a metà e buttatela 30 secondi in griglia giusto per farla abbrustolire e poi traete le vostre conclusioni…
Da qui in poi entriamo nella sezione approfondimenti. Ho pensato che potesse essere cosa gradita creare 2 sezioni di approfondimento.
La prima per approfondire il discorso “salsiccia italiana” con una carrellata (non completa ovviamente, sarebbe impossibile in un articolo) di quelle più famose suddivise per zona di provenienza.
La seconda invece è un piccolo ricettario che vi permetterà di fare qualche esperimento casalingo creandovi la vostra salsiccia e diventare gli eroi delle vostre grigliate.
La salsiccia in Italia: un patrimonio di identità popolare
In Italia la salsiccia non è mai stata un semplice “insaccato”, ma uno strumento di sopravvivenza, di valorizzazione del maiale e di identità territoriale.
Ogni zona ha trasformato gli stessi gesti di base – carne macinata, sale, spezie, budello – in qualcosa di unico, influenzato da:
- clima (umidità, freddo, ventilazione)
- disponibilità di spezie
- cultura agricola e pastorale
- tradizioni familiari tramandate a voce
Il risultato? Decine di salsicce diverse, spesso con lo stesso nome ma caratteristiche opposte.
Le grandi famiglie di salsicce italiane
Prima di scendere regione per regione, è utile capire le macro-categorie di appartenenza di ogni prodotto. Divideremo le salsicce in due macro categorie: fresche e stagionate o semi stagionate.
– Salsicce fresche
Sono quelle non stagionate, da cuocere, con una macinatura media o grossa, uno spiccato sapore di carne e sono diffuse prevalentemente nel centro-Nord
– Salsicce stagionate o semi-stagionate
Vengono fatte asciugare o stagionare per settimane o mesi a seconda della ricetta. Sono consumabili crude o dopo breve cottura e presentano degli aromi più complessi. Sono diffuse in prevalenza al sud e nelle zone dell’entroterra
E ora partiamo col nostro viaggio nel Bel Paese
Nord Italia: eleganza, burrosità e macinature fini
–Luganega
Diffusissima in Lombardia, Veneto ed Emilia. È considerata la “madre” di molte salsicce del Nord Italia.
Tradizionalmente viene fatta con carni suine macinate fini, sale, pepe, spesso aglio o vino bianco. Presenta una forma lunga, a spirale o continua. E’ caratterizzata da un sapore delicato, burroso, perfetta da utilizzare in cucina per risotti o ricette in padella.
-Salsiccia di Bra
Un unicum assoluto. Un esempio di prodotto che rappresenta appieno un territorio e della capacità di creare un brand forte e identitario.
Rispetto a quasi tutte le salsicce tradizionali quella di Bra è fatta di carne bovina (anche se oggi spesso viene utilizzato un misto bovino-suino) e la macinatura fine condita con pochissime spezie la rendono eccezionale da mangiare cruda
Nasce per motivi storici a seguito di divieti religiosi sulla carne suina ed è più simile a una tartare insaccata che a una salsiccia classica.
Centro Italia: carattere, erbe e identità rurale
–Salsiccia toscana
Rustica, profumata, immediatamente riconoscibile grazie alla macinatura grossa, alla presenza abbondante di aglio, pepe nero e, talvolta, ai semi di finocchio. Un prodotto più “grezzo e verace”
nel senso buono del termine, da brace vera.
-Salsiccia umbra
Molto simile alla toscana, ma spesso caratterizzata da meno aglio, più pepe e spesso impreziosita da vino rosso o scorze di arancia. Un sapore secco, deciso, molto legato alla norcineria classica.
–Salsiccia marchigiana
Un prodotto forse meno conosciuto, ma elegantissimo pèrodotto con carne selezionata, sale, pepe, vino e talvolta aromi tendenti al dolce. Un salsiccia molto equilibrata, dal gusto pulito che diventa ottima anche da mangiare semi stagionata
Sud Italia: sole, spezie e conservazione
La tradizione del sud è spesso differente. In una terra dove il caldo e il sole dominano gran parte dell’anno i prodotti artigianali venivano creati per durare nel tempo e resistere al clima dando vita a salsicce per lo più stagionate.
–Salsiccia calabrese
Un prodotto iconico conosciuto da chiunque. Un mix di carne suina e grasso conditi con peperoncino dolce o piccante, spesso affumicata e, di norma, stagionata. Un sapore intenso, oleoso, esplosivo viene considerata la regina del Sud!
–Salsiccia lucana
Meno famosa di quella calabrese ma altrettanto straordinaria. La salsiccia lucana presenta una carne macinata a grana grossa, peperone dolce di Senise in polvere, finocchietto selvatico e una stagionatura media che le conferiscono un aroma profondo, caldo e mai eccessivamente piccante.
-Salsiccia campana
La salsiccia campana è forse una delle meno codificate e più soggetta alle varianti locali. Può contenere peperoncino, semi di finocchio, può essere fresca oppure stagionata ed è estremamente legata al singolo paese di produzione. Ogni paese e ogni famiglia ha la sua ricetta che cambia spezie e percentuali ogni pochi chilometri.
-Salsiccia pugliese
Anche qui se ne possono trovare numerose interpretazioni ma tendenzialmente è una salsiccia fatta con carne macinata a punta di coltello, condita con finocchietto selvatico. A volte viene affumicata ed è spesso venduta in forma di “catena”. È caratterizzata da una buona sapidità e rimane più secca, rustica che rimanda subito alle tradizioni della transumanza di cui è figlia legittima.
Sardegna: identità isolana
-Salsiccia sarda
Qui entriamo in un mondo a parte. Una salsiccia tipica, inconfondibile, caratterizzata da una grana grossa e dalla presenza di pepe nero, aglio, budello naturale spesso e lunga stagionatura. Il sapore selvatico, asciutto, diretto la rendono un prodotto da veri intenditori e decisamente non per tutti i palati.
Ho pensato di aggiungere a questa breve carrellata anche un capitolo dedicato a dei prodotti meno conosciuti e apprezzati ma che si legano profondamente con le tradizioni popolari affondando le radici in tempi in cui non era tanto il gusto a farla da padrona quanto la necessità di non sprecare nulla e avere accesso al cibo anche nei tempi di magra. Da qui nascono due categorie di prodotti riconducibili alle salsicce che, da piatto povero e di necessità, come spesso accade sono diventati bocconi da veri intenditori. Parliamo delle salsicce di fegato e dei sanguinacci.
I “tagli nobili della povertà”: fegato e sangue
Prima di tutto chiariamo una cosa:
le salsicce di fegato e sanguinacci non sono prodotti marginali, ma l’esatto opposto.
Sono il cuore della norcineria contadina, quella che nasceva dopo l’uccisione del maiale, quando
“del porco non si buttava via niente”.
Questi insaccati raccontano abilità tecnica, controllo delle spezie e grande conoscenza della materia prima nata in tempi in cui la preparazione accademica e la conoscenza della chimica alimentare erano ben lontane nel tempo.
Le salsicce di fegato: intense, scure, identitarie
La salsiccia di fegato è un insaccato in cui una parte significativa dell’impasto è costituita da fegato di suino, mescolato a carne magra e grasso e dove il fegato non è ne un’aggiunta ne un vezzo ma il vero protagonista
Le salsicce di fegato sono caratterizzata da un colore scuro, un aroma ferroso e profondo, un gusto deciso che spesso vira sull’amarognolo, una texture morbida ma compatta e talvolta impreziosita da una sapiente affumicatura o dalla stagionatura.
Ecco quelle più conosciute.
-Salsiccia di fegato abruzzese
Sicuramente una delle più famose.
Viene prodotta con fegato e carne suina a cui vengono aggiunti peperoncino e aglio e spesso viene affumicata per un sapore potente, rustico, ideale da mangiare con pane casereccio e vino rosso. Un prodotto non adatto a tutti i palati.
-Salsiccia di fegato molisana
Molto simile a quella abruzzese, ma spesso più equilibrata, meno aggressiva nelle note piccanti e talvolta aromatizzata con alloro o scorza di agrumi. Un prodotto povero ma di un eleganza pazzesca.
-Salsiccia di fegato laziale
Meno conosciuta rispetto alle due precedenti, ma storicamente rilevante. La percentuale di fegato è variabile ed è caratterizzata dalla presenza del pepe nero e, talvolta del vino. Asciutta, più sobria e molto “romana” nel carattere.
I sanguinacci: il sangue come ingrediente (non come tabù)
Anche in questo caso è necessaria una precisazione data dalla confusione sull’utilizzo di termini uguali per prodotti differenti. Il sanguinaccio si distingue in dolce (con aggiunta di cacao e altri ingredienti) e salato. Noi ovviamente ci occupiamo di quello salato che forse è il prodotto più estremo e più antico della tradizione norcina.
Il sanguinaccio salato è un insaccato a base di sangue di maiale, grasso e spezie a cui, a seconda della zona e della tradizione, possono essere aggiunti riso, uva passa o pane e nasce per utilizzare immediatamente il sangue (ingrediente deperibilissimo) del maiale appena ammazzato-
-Sanguinaccio campano
Forse quello più conosciuto. Sangue, peperoncino, spezie e, talvolta, affumicatura regalano a questo prodotto un sapore morbido, intenso e speziato. Tradizionalmente da cuocere prima del consumo.
-Sanguinaccio lucano
Più rustico rispetto al cugino campano, è caratterizzato da minor dolcezza e maggiore sapidità. Figlio della cucina pastorale presenta un gusto secco, duretto, senza compromessi.
–Sanguinacci del Nord (varianti alpine)
Al nord i sanguinacci sono meno diffusi seppur presenti e vengono preparati con aggiunta di pane o cereali, spezie dolci e meno piccanti. Sono caratterizzati da una struttura più compatta e rimandano ad una tradizione montanara e a una cucina tipica di montagna.
Partendo dal presupposto che qualunque alimento deve essere preparato da persone con grande conoscenza tecnica e buona preparazione igienico sanitaria, questi prodotti richiedono una soglia di attenzione ancora maggiore. Infatti le salsicce di fegato e sanguinacci richiedono materia prima freschissima, controllo igienico perfetto, grande equilibrio nelle spezie e mano esperta.
Sono prodotti che l’industria fatica a standardizzare, ed è per questo che sopravvivono soprattutto nei piccoli salumifici, nelle produzioni familiari e nelle sagre locali.
Ricordatevi sempre che per trattare alimenti crudi ci va conoscenza, luoghi di lavoro adatti e pulizia maniacale. Il mio consiglio è di evitare di fare produzioni casalinghe di prodotti da consumare crudi o stagionati se non si ha la giusta preparazione, materiali e luoghi idonei.
Stesso nome, salsiccia diversa: il grande paradosso italiano
Esattamente come per tanti tagli di carne, che cambiano nome in base alla regione, alla provincia e, spesso, anche al paese, anche la salsiccia è soggetta alle stesse problematiche. Avendo passato gli ultimi 25 anni in cucina e gli ultimi 15 anni a girare l’Italia per lavoro grazie a corsi, consulenze ed eventi, mi sono imbattuto spesso in problemi di incomprensione su molto prodotti a causa della differente nomenclatura. Un esempio? A Torino i salsicciotti freschi spessi e lunghi 10/15 centimetri vengono chiamati “salamelle”, e inizialmente davo per scontato fosse così ovunque, finchè un bel giorno mi son trovato davanti alle facce sconcertate del pubblico presente in sala. In quell’occasione ho scoperto che salamella ha vari significati, e in quel luogo specifico identificava un dolce che nulla aveva a che fare con la carne.
In Italia puoi ordinare una “salsiccia” e ricevere:
- un prodotto fresco e delicato
- una bomba piccante stagionata
- una salsiccia da mangiare cruda
- una quasi affumicata
Ecco perché ho imparato che il nome non basta mai: conta il territorio il territorio in cui ti trovi. E questo è stato uno dei motori che mi ha spinto a buttarmi negli studi e nella ricerca che è alla base del progetto BRACI ANTICHE, un percorso che nasce dall’esigenza di riportare il cibo, la materia prima e la tradizione al centro dell’attenzione per troppo tempo fagocitata da chef star e da discorsi filosofici che allontanano il cibo dalle sue origini e dalle sue tradizioni popolari.
5 RICETTE DI SALSICCE DA FARE IN CASA E CUOCERE AL BBQ
E ora veniamo alla parte più pratica e succulenta dedicata ai nostri amici griller. Di seguito troverete 5 ricettine standardizzate per crearvi in casa le vostre salsicce da cuocere al bbq.
Quello che vi serve sono buone materie prime, del budello per insaccati che potete chiedere al vostro macellaio di fiducia, e un sistema per insaccare. Sul web ne trovate varie tipologie per tutte le tasche, ma se siete pratici del fai da te potete crearvene uno partendo da una semplice bottiglia di plastica.
Essendo prodotti intesi per esseri consumati freschi e previa cottura non troverete conservanti e cure varie (che personalmente non amo ed evito quando possibile, soprattutto per uso casalingo non conrollato). Ovviamente potrete modificarle a vostro piacimento cercando di mantenere invariate le ‘percentuali di materia grassa, materia magra e sale.
-Salsiccia classica italiana al finocchio
Ingredienti (1 kg)
• Spalla di maiale 800 g
• Pancetta 200 g
• Sale 18 g
• Pepe nero 2 g
• Semi di finocchio 3 g
• Vino bianco 50 ml
Procedimento
1. Tritare grossolanamente (6–8 mm)
2. Mescolare bene finché l’impasto risulti legato
3. Far riposare 12 h in frigorifero in modo che il sale si sciolga e si leghi chimicamente alle carni in modo da creare un impasto compatto e i sapori penetrino.
4. Insaccare e conservare in frigo fino al momento della cottura
Cottura
Settare il barbecue per una cottura indiretta ad una temperatura compresa tra i 100 e i 150 gradi. Appoggiare le salsicce sulla griglia a calore indiretto. Se volete affumicare aggiungete alle braci una manciata di chips di legno di melo o di ciliegio mantenendo la temperatura del bbq entro i 120 gradi. Cuocete fino a raggiungere la temperatura al cuore di 68 gradi
Texas Beef Sausage
Ingredienti (1 kg)
• Manzo 70% + parte grassa 30%
• Sale 16 g
• Pepe nero grosso
• Aglio
• Paprika affumicata
Procedimento
1. Tritare la carne a circa 4 mm
2. Mescolare bene finché l’impasto risulti legato dosando i vari ingredienti secondo il gusto personale
3. Insaccare e conservare in frigo fino al momento della cottura. Avendo una grana più sottile il tempo di riposo in frigorifero prima di insaccare non è fondamentale.
Cottura
Settare il barbecue per una cottura indiretta ad una temperatura compresa tra i 100 e i 120 gradi. Aggiungere legno di quercia sulle braci e affumicare per almeno un paio d’ore o finchè la temperatura al cuore raggiungerà i 70 gradi.
-Merguez piccante
- Manzo 60% + agnello 40%
• Harissa
• Cumino
• Paprika
• CoriandoloDopo le due precedenti l’insaccatura non ha più segreti per voi quindi direi che possiamo saltare direttamente alla cottura. La tradizione vorrebbe una cottura diretta veloce, ma come sempre la cottura lenta a temperature intorno ai 100 gradi vi permettono di ammorbidire dolcemente le carni, sciogliere il grasso e armonizzare meglio i sapori. Il mio consiglio è di partire con una cottura indiretta a bassa temperatura e finire le salsicce con un rapido passaggio finale a cottura diretta ad alta temperatura per ottenere il gusto abbrustolito dato dalla reazione di Maillard. I Merguez sono salsicce con un sapore deciso e speziato. Personalmente eviterei di caricarle ulteriormente di sapore affumicato, ma ovviamente la scelta sta a voi e ai vostri gusti
–Salsiccia BBQ al cheddar e jalapeño
• Maiale 75%
• Cheddar a cubetti
• Jalapeño fresco
• Paprika affumicata
La salsiccia da bbq per eccellenza, quella più amata da coloro che amano i sapori intensi e la sugna che cola da ogni parte. Un boccone da golosi che renderà indimenticabili le vostre grigliate e diventerà l’ossessione dei vostri amici che cominceranno a molestarvi giorno e notte per farvele preparare. Il maiale deve essere il 75% del peso totale, non menò se non volete un prodotto slegato destinato a distruggersi sulla griglia. Gli altri ingredienti sono a gusto vostro.
Insaccate e cuocete a massimo 140 gradi (meglio sui 100) fino ai 75 gradi al cuore del prodotto. Questa è la salsiccia da Kamado, morbida, succosa e perfetta per essere affumicata delicatamente.
-Salsiccia dolce affumicata al miele e senape
• Maiale 80%
• Miele 30 g
• Senape in grani
• Pepe bianco
Dolce, succosa, aromatica e con quella nota elegante di fumo che farà impazzire i palati più delicati e quelli più esigenti. Cotta a calore indiretto in un bbq a pellet farà innamorare chiunque calchi le vostre tavole. Mescolate tutti gli ingredienti accuratamente, scegliete il miele che più vi piace (un classico acacia o un più aromatico arancio per un sapore pazzesco), lasciate riposare in frigo qualche ora poi insaccate e cuocete a 140 gradi fino a raggiungere i 70 gradi al cuore. Una fetta di pane abbrustolito, della buona senape all’antica e dei crauti fermentati e non ci saranno costine o pulled pork che tenga.
Detto questo, a prescindere da quale salsiccia deciderai di preparare, di cuocere, di portare in tavola, segui il consiglio di un mio saggio amico (ognuno ha gli amici che si merita)… preparane sempre due… cosi almeno una la mangi!

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